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Maurizio Paolillo

Maurizio Paolillo è Professore Associato di Lingua e cultura cinese presso l’Università del Salento. Ha ricoperto anche l’insegnamento di Storia della filosofia e delle religioni in Cina e di Storia dell’arte cinese (Università di Urbino “Carlo Bo” e Università degli Studi di Genova), e di Letteratura e cultura cinese (Università degli Studi di Macerata). Si interessa in particolare alle tradizioni religioso-filosofiche della Cina, e al loro influsso sul pensiero estetico tradizionale. Tra i suoi numerosi lavori, si segnalano la prima monografia apparsa in Italia sull'arte e l'estetica del giardino cinese (Guerini e Associati, Milano 1996), e il recente Il Daoismo. Storia, dottrina, pratiche (Carocci, Roma 2014). Ha curato, insieme a P. Fedi, un volume sull'arte dell'Eurasia, Arte dal Mediterraneo al Mar della Cina. Genesi ed incontri di scuole e stili. Scritti in onore di Paola Mortari Vergara Caffarelli, Palermo 2015.

Religioni e Filosofie della Cina

Lezioni individuali

Ogni lezione costa 5 € e la licenza dura tre mesi

titolo durata
Presentazione del corso
01
I nostri problemi nel comprendere le tradizioni filosofico-religiose della Cina
La visione occidentale del pensiero cinese ha sofferto e soffre tuttora spesso di notevoli distorsioni. Questo fenomeno, presente già nelle testimonianze dei Gesuiti, che tanta parte hanno avuto nel 18° secolo nella formazione della nostra idea di Cina, è dovuto anche alla scarsità di fonti accessibili sulla multiforme realtà del Buddhismo e soprattutto del Daoismo, dovuta alla censura dei letterati dell’ultimo periodo dinastico. Ancora oggi, le nostre etichette (“filosofia”, “religione”) si mostrano insufficienti per coprire l’estensione delle tradizioni cinesi
25:27
02
Il mito dell’assenza del Mito in Cina
Se paragonata alla ricchezza della mitologia della Grecia, la Cina presenta una apparente povertà di contenuti mitologici. In realtà il mondo cinese presenta una molteplicità di fonti mitiche, ridotte però ad uno stato frammentario: in esse ricorrono tematiche quali la creazione del mondo, il diluvio, le gesta di eroi eponimi, le nascite miracolose ecc., che ritroviamo nei nostri mitologemi. Lo stato in cui oggi sussistono tali miti si deve soprattutto alla gestione e alla interpretazione di tale arcaico deposito sapienziale da parte dei letterati di formazione confuciana.
24:43
03
Nascita del Daoismo, Laozi
La nascita del Daoismo si verifica nel periodo pre-imperiale, fondamentale per la formazione del pensiero cinese, e anche dell’ideale di unità che porterà all’unificazione del paese nel 221 a.C.. Questa tradizione si è formata attraverso la confluenza di varie correnti, provenienti da varie zone della Cina, come il potente e semiperiferico regno meridionale di Chu. Solo in seguito ad essa è stato legato il personaggio leggendario di Laozi, divenuto poi il “fondatore” del Daoismo, attraverso la composizione del testo sapienziale noto dal 2° secolo a.C. come Daodejing.
22:27
04
Principi del Daoismo nel Daodejing
Il Daodejing è il testo fondamentale del Daoismo. Attribuito dal 2° secolo a.C. al mitico Laozi, è estremamente sintetico e in alcuni punti di ardua interpretazione, il che ha indubbiamente contribuito al suo fascino, al punto da renderlo l’opera più tradotta in Occidente dopo la Bibbia. Si cerca qui di delineare brevemente i principi chiave del testo, per mostrare quel filo rosso dottrinale che percorrerà nei secoli successivi tutta la tradizione daoista.
26:51
05
Le correnti del Daoismo nella storia cinese
La presenza, già in testi classici come il Daodejing ma soprattutto nello Zhuangzi, di aspetti non solo teoretici ma anche applicativi, lega il Daoismo dell’epoca classica preimperiale alle correnti successive, a partire dal fenomeno di divinizzazione dello stesso Laozi. Nel corso dei secoli si sono così formate tradizioni daoiste distinte, come il Daoismo Zhengyi dei Maestri Celesti, la Suprema Purezza e il Gioiello Numinoso: in esse è evidente la presenza e l’importanza delle pratiche mistiche, percorso indispensabile per giungere alla realizzazione spirituale e all’unione col Dao.
26:32
06
Il Legismo nuova filosofia o “innesto” deviato confuciano
Il Legismo o Legalismo appartiene alle numerose correnti di pensiero emerse nel periodo dei Regni Combattenti (5°-3° sec. a.C.). I suoi primi esponenti devono molto all’opera del confuciano Xunzi, secondo il quale la natura umana è perversa, e il compito delle norme sociali e rituali consiste nel forzarla verso il bene. Tale visione dell’individuo porterà alla elaborazione del concetto di Legge (fa), come norma assoluta, unico baluardo contro gli egoismi individuali, e priva di qualsiasi attenuazione legata a considerazioni morali. Questa struttura filosofico-politica sarà il cardine del regno di Qin, che unificherà la Cina nel 221 a.C..
24:39
07
Il Confucianesimo la dottrina di Confucio e di Mencio
Confucio apparteneva alla classe dei letterati shi. La sua ricetta filosofica consiste nel riproporre il valore degli antichi riti, espressione di coesione sociale, sottolineando però l’importanza della coltivazione individuale del sé, fondata su pilastri morali quali ren, l’umanità. La società gerarchica ideale, in Confucio e anche in Mencio (per il quale la natura umana innata è buona), ha al suo vertice "l’uomo nobile” non per censo ma per umanità (junzi), che si è formato attraverso lo studio dei classici e la coltivazione interiore dei “germogli” di virtù.
25:48
08
Il Neo-Confucianesimo e la Cina dei letterati
Il trionfo dei letterati di formazione confuciana (ru) si verifica solo molti secoli dopo la morte di Confucio, con la dinastia Song (10° sec.), quando la necessità di formare una capillare struttura di funzionari statali porterà allo stabilimento ufficiale del sistema degli esami, fondati sui Classici definiti dai ru. Il termine Neo-Confucianesimo, adottato in Occidente, si riferisce agli esponenti intellettuali di questo periodo, dai primi cosmologi, in cui già affiora il concetto chiave di li, “principio”, e trama nascosta del divenire, sino al grande pensatore Zhu Xi (12° sec.), per arrivare infine all’intuizionismo di Wang Yangming (15°-16° sec.), in cui la conoscenza perfetta è già presente in potenza nel cuore: paradossale conclusione, che negli epigoni più tardi porterà al rifiuto stesso del modello dei Classici. Elementi daoisti e buddhisti hanno influenzato tale pensiero.
25:47
09
Il Buddhismo e il suo arrivo in Cina accoglienza e scontro
Il Buddhismo impiegherà alcuni secoli per giungere in Cina, attraverso l’Asia Centrale (spesso, ma non sempre, lungo i percorsi molto più tardi noti come “Via della Seta”) e per via di mare, con arrivo presso le coste cinesi. La sua penetrazione, iniziata nel 1° secolo, diventerà capillare solo dopo alcuni secoli. Alcuni aspetti della sua dottrina, e anche la questione del celibato, saranno pienamente accolti solo col tempo, non senza resistenze. Un’altra evidente difficoltà era la traduzione dei testi buddhisti (sutra) dal sanscrito o dal pali in cinese, e la resa dei termini chiave: a ciò si cercherà di porre rimedio con équipes di traduttori, e con l’attività di pellegrinaggio dei devoti, che si recheranno in India per reperire i testi sacri.
24:22
10
Le correnti buddhiste cinesi
Dopo alcuni secoli di ambientamento, il Buddhismo trova in Cina una prima fioritura nel periodo medievale, quando la Cina è divisa tra un Nord controllato da dinastie non cinesi e un Sud in cui regnano casate cinesi. A settentrione, esso diventa religione di stato; nelle aree meridionali, si afferma invece l’ideale dell’indipendenza della dottrina rispetto al potere temporale. Personaggi chiave di questo periodo sono Kumarajiva e Huiyuan. La formazione delle correnti buddhiste nel periodo successivo è caratterizzata dalla sinizzazione della loro dottrina: tali scuole sono non più indiane, ma autenticamente cinesi, e in esse filtrano elementi autoctoni, come il Daoismo. Esempio classico è la corrente Chan, nota in Giappone come Zen.
22:59